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Blog per Tutte le Mamme

"Come un aquilone senza corda e una farfalla senza ali, mia madre mi ha insegnato a volare con i sogni."
(William H. McMurry III)

Impariamo a sterilizzare biberon e accessori

Nel caso dell'allattamento artificiale è di fondamentale importanza sterilizzare tutti i vari utensili. Il latte, infatti, costruisce un ottimo “ambiente” per lo sviluppo di innumerevoli varietà di microorganismi, alcuni anche molto pericolosi per la vita del bambino. I sistemi di sterilizzazione sono sostanzialmente due; l'antico, noto metodo della bollitura e quello a freddo, che si avvale di prodotti chimici. Dal punto di vista del risultato sono validi entrambi, dal punto di vista della praticità e della facilità delle operazioni da eseguire è indubbiamente migliore il metodo a freddo. Per quest'ultimo, esistono in commercio diversi prodotti, nessuno dei quali dà particolari problemi: è sufficiente seguire le istruzioni del produttore.
A caldo
Se usate il vecchio metodo della bollitura, ricordate che occorrono non meno di 20 minuti per sterilizzare tutto l'occorrente. Oggi la vecchia pentola è sostituita da sterilizzatori a caldo che permettono di risolvere il problema in piena sicurezza. I biberon possono essere sterilizzati sia vuoti, sia pieni di pappa: in questo caso non è necessario far bollire prima la pappa perchè si sterilizza insieme al biberon.
A freddo
Molto comoda è anche la sterilizzazione chimica, effettuata con appositi preparativi venduti in farmacia. Sostanzialmente l'attrezzatura è molto semplice: si tratta di un contenitore in plastica capace di contenere un numero variabile di biberon. Nel recipiente si immergono i biberon, le tettarelle e si lasciano immersi per i l tempo corrispondente all'intervallo fra due poppate. L'unica cosa veramente fondamentale è che tutti gli oggetti necessari per l'allattamento siano interamente immersi nel liquido. Se vi galleggiano non si possono considerare completamente sterilizzati. Appena finita la poppata, risciacquare i vostri biberon energicamente con una spazzola (scovolino), acqua calda e detersivo. Anche le tettarelle devono essere lavate, rivoltate, strofinate con del sale per eliminare l'eventuale viscido. Risciacquare con molta cura. Di sera, dopo la poppata, il biberon va risciacquato e poi immerso nel contenitore con il liquido sterilizzante in modo d'averlo a disposizione il giorno successivo. Se possedete due sterilizzatori o, comunque, due contenitori di plastica in grado di contenere sufficiente liquido sterilizzante e un certo numero di biberon, potrete utilizzare alternativamente i vari biberon e rispettive tettarelle in modo d'averne sempre una scorta senza essere costrette di volta in volta a effettuare il processo di sterilizzazione, perdendo del tempo prezioso.
Il processo di sterilizzazione può essere anche vantaggiosamente esteso a tutti quegli oggetti di gomma che solitamente i bambini piccolissimi hanno l'abitudine di mettere in bocca e che possono trasformarsi così in veicoli di contagio.

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Sono due i principali modi per sterilizzare tutti gli accessori destinati ai nostri bambini:

- A caldo:
- A freddo.

Cosa deve fare un "buon" papà

- imparare ad alzarsi almeno qualche volta durante la notte per somministrare il pasto notturno o dare da bere al neonato così da permettere alla moglie di usufruire di un sufficiente riposo notturni;
- cercare, soprattutto nel caso di un primogenito, di alleviare il più possibile il lavoro casalingo. Non sono necessarie grandi cose: basta imparare a fare da solo tutto quanto è abituato a “farsi fare” dalla moglie;
- cercare di capire e quindi essere pronto ad ascoltare i momenti di stanchezza e depressione della moglie che, inizialmente, rimane piuttosto frastornata dal cumulo di nuove responsabilità che le sono capitate addosso;
- non avere alcun imbarazzo a baciare, accarezzare, ninnare il proprio figlio: tutto questo non è un segno di debolezza ma, anzi, di matura responsabilità. Il contatto fisico, particolarmente nei primi mesi di vita, ha un'importanza fondamentale;
- uscire con il proprio bambino non soltanto è gradevole e permette di vedere la realtà con occhi diversi, come se si tornasse bambini, ma consente anche alla moglie (e madre) di riposarsi e di dedicare a se stessa un po' di quel tempo che non riesce più ad avere per sé;
- non litigare mai davanti al bambino: egli non è assolutamente in grado di capire il motivo per cui, gli unici due esseri al mondo che per lui hanno importanza (il padre e la madre), possano comportarsi in un modo che per lui risulta del tutto incomprensibile. La sua sicurezza è data unicamente dalla tranquillità dell'ambiente in cui vive: non turbatela!

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«Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare a un'altra persona: ha creduto in me».

(Jim Valvano)

I primi giocattoli

Cosa regalare al pupo che ha pochi giorni di vita? E vale la pena regalargli qualcosa? Secondo alcuni studi di psicofisiologia hanno dimostrato che il bambino è già in grado di vedere distintamente già nella prima settimana di vita a una distanza di circa 20 centimetri. Inoltre, il suo apparato uditivo è non solo perfetto, ma particolarmente attivo. Ugualmente, la capacità tattile è ben sviluppata e il bambino sa reagire con piacere o segni di ripulsa al contatto con diversi tessuti o sostanze. Inoltre, la necessità di tenere il bambino in un ambiente ricco di impulsi (senza esagerare) dimostra che un cervello tenuto in azione sin dai primi periodi della vita acquista una maggiore plasticità e saprà apprendere con maggiore facilità di uno tenuto in un ambiente completamente deprivato di stimoli sensoriali.
Dunque, se queste sono le premesse della psicofisiologia, i nostri giocattoli dovranno rispondere ad alcuni requisiti precisi: poter essere mantenuti a una distanza di circa 20-25 cm dal neonato steso, essere dotati di movimento, dare una sensazione piacevole quando il bimbo li afferri, emettere dei suoni armoniosi e variati.
Se dobbiamo quindi scegliere un regalo per il nostro bimbo di pochi giorni o se dobbiamo farlo a un neonato, dovremmo scegliere quel tipo di giocattoli mobili da fissare al bordo superiore della culla. Sono dotati di carica, girano e intanto emettono suoni allegri e intonati. Il bambino, sdraiato nella sua culla, eserciterà così diversi sensi insieme, imparando a valutare la distanza fra la mano e il giocattolo mobile, coordinando così il tratto occhio-mano.
Altri giocattoli utili per questi primi tempi sono le palle sonore, che uniscono la possibilità del movimento a quelle del suono. La palla sonora permette anche al bambino di meglio esercitare i primi movimenti, così da poterli organizzare sempre meglio e agevolare in questo modo la coordinazione dei vari gruppi musicali.
Esiste poi tutta una serie di giocattoli molto semplici e utili per le prime settimane: palle legate fra di loro così da poterle agganciare ai bordi della carrozzina, bambolotti dotati di sonagli e capaci di mantenersi in equilibrio, animali di tutti i tipi, così da insegnare al piccolo di apprendere il valore delle forme. Di fondamentale importanza è il controllo dei giocattoli affidati ai bambini piccolissimi che ingoiano e conoscono attraverso la bocca. I giocattoli devono essere dotati tutti di sigillo di garanzia per il materiale, i colori, la confezione. 

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Caratteristiche dei giochi

- poter essere mantenuti a una distanza di circa 20-25 cm dal neonato steso,
- essere dotati di movimento,
- dare una sensazione piacevole quando il bimbo li afferri,
- emettere dei suoni armoniosi e variati. 

Il Corredino

Oggi diciamo due parole sul famoso corredino. Prima, però, vediamo alcune note di merceologia. Le caratteristiche fisiche dei tessuti hanno una grande importanza nei vestiti dei bambini. Per rispondere pienamente al loro scopo, i tessuti devono essere: permeabili ai gas, permeabili all'acqua, cattivi conduttori di calore.
La permeabilità al gas è in rapporto al peso specifico del tessuto, cioè al numero di fibre. Meno fibre ci sono più facilmente viene garantito il passaggio dell'aria sulla superficie cutanea. Nei tessuti in cui tale permeabilità è elevata si ha una notevole circolazione dell'aria a contatto con la pelle del bambino, con rapida eliminazione dell'anidride carbonica e del sudore, che continuamente si formano a livello del corpo; inoltre, l'aria esterna facilita la normale attività della cute. Secondo una scala crescente di permeabilità, i tessuti si possono così classificare: tela di lino (massimo di permeabilità), cotone, maglia di lino, di seta, di lana, flanella di cotone (minimo di permeabilità).
La permeabilità all'acqua esprime la capacità di un tessuto di assorbire e trattenere questo liquido: la lana, e in particolare, la flanella, assorbono la maggiore quantità di liquidi, ma impiegano maggiore tempo per inzupparsi. Il lino, invece, si inzuppa immediatamente.
La conduzione di calore: i tessuti devono essere cattivi conduttori di calore per conservare il calore del corpo durante l'inverno e proteggerlo dal caldo eccessivo in estate.
La lana, da questo punto di vista, è la migliore, giacchè è il peggior conduttore di calore, seguono poi seta, cotone, lino.
Per i neonati, il problema principale è costituito da un normale e rapido ricambio dei pannolini che possono essere gettati di volta in volta oppure lavati. Ovviamente la soluzione più pratica è quella del pannolino-mutandina che unisce in sé il comfort del metodo tradizionale e la praticità del pannolino “usa e getta”.
Il pannolino da gettare ha seguito una sua evoluzione, fino a culminare nei più moderni pannolini-mutandina, che vantano numerosissimi presi e sono oggi adottati da un numero sempre più alto di reparti maternità.
Attenzione però nella scelta, che è preferibile far cadere su quelli dalla sagoma più anatomica che vestono bene il bambino senza ingoffarlo, meglio ancora se alti in vita. Altrettanto importante è che il pannolino-mutandina non presenti parti di plastica impermeabile a contatto con la delicata pelle del bambino. Una scelta sicura garantisce la massima vestibilità e il massimo comfort al neonato, aiutandolo anche a tenere le gambine divaricate nella posizione naturale corretta. Per questo motivo, i migliori pannolini-mutandina presentano un largo strato di materiale assorbente fra le gambine.
Per il vestiario vero e proprio, costituito nel caso del neonato e dei bambini nei primi mesi di vita, da giubbetti, camicine, pagliaccetti o baby-cresci, si devono soprattutto considerare la comodità per la mamma e il bambino: la chiusura anteriore permette di non dovere voltare ogni volta il bambino sulla schiena, così le maniche larghe facilitano enormemente i movimenti che si devono far compiere al bambino durante le varie operazioni per il cambio delle camicine, delle magliette e dei coprifasce. Nell'acquisto dei primi abitini cercate sempre di prendere misure più ampie, almeno di qualche mese, giacchè in questa fase lo sviluppo del bambino è molto rapido e rischiereste, come spesso capita, di avere abitini inutilizzati. Prendetene qualcuno di meno, ma di qualità migliore: vi risparmierete fatiche e delusioni.
Capi di vestiario in fibre artificiali sono molto comodi, ma presentano il rischio di allergie, a volte di difficile riconoscimento; inoltre, questi vestiti non favoriscono la corretta aerazione del corpo del bambino. Per i calzoncini è sempre preferibile il tipo a “pettorina” visto che copre interamente il bambino e non gli scopre la schiena o la pancia mentre gioca. Giacchettini o pullover devono essere molto ampi per non bloccare i movimenti. Un'altra cosa da non dimenticare è che il bambino, generalmente, soffre molto meno il freddo dell'adulto e non deve essere quindi eccessivamente coperto, con il rischio di raffreddori: in una camera con 20° il bambino se ne sta benissimo con una camicia, giacchettina di cotone e pantaloncini. Ugualmente un abitino di lana con cappuccio è più che sufficiente per proteggerlo durante le uscite nei giorni più freschi. Si useranno le tute imbottite soltanto nel caso di una temperatura molto rigida.
Ai piedi, le solite scarpine di lana o, quando la temperatura lo consente, addirittura niente.

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Cosa non deve mancare

- pannolini;
- body;
- tutine;
- golfini;
- calzoini;
- accappatoio;
- bavaglini

La camera del bambino

La crescita normale di un bambino è legata a molti elementi che ne possono condizionare lo sviluppo negli anni successivi: in particolare l'ambiente in cui vive è un fattore indispensabile per garantire un giusto equilibrio psicofisico.
 
La soluzione ottimale è certo una camera tutta per lui, tuttavia, per diversi motivi, un bambino può dormire nella camera dei genitori fin verso i sei mesi di vita. Anzi, talune mamme preferiscono questa soluzione perchè sentono immediatamente il bambino quando incomincia ad agitarsi o piangere e lo possono ninnare senza bisogno di alzarsi da letto e andare nell'altra camera. Per i primi mesi la culla, o addirittura la carrozzina stessa, presenta il vantaggio di potere essere spostata senza eccessivi problemi. Se scegliete la culla calcolate uno spazio interno di 50x80 o 60x90 centimetri.
Perchè il bambino possa trascorrere un sonno veramente ristoratore occorre offrirgli le migliori condizioni possibili:
Il letto: non deve mai essere troppo morbido. Un materassino di gomma piuma sostenuto da un piano in legno costituisce un giaciglio ideale;
Il cuscino: ne possiamo fare a meno. Il suo comunque non è dannoso, purchè non sia troppo grosso o troppo morbido in quanto sottrarrebbe inutilmente dello spazio al neonato e potrebbe intralciare i movimenti facendogli assumere posizioni innaturali;
Le coperte: ne possiamo fare a meno. Con il loro peso e per il fatto che sono continuamente rimboccate esse costringono il corpo del bambino.;
La stanza: dovrebbe trovarsi nella zona meno rumorosa della casa ed essere illuminata in modo tenue. Queste caratteristiche non sono tassative, molto bambini infatti dormono ugualmente bene anche in locali illuminati e non proprio silenziosi.
La cameretta del bambino deve essere luminosa e ben esposta al sole, facilmente aerata e , possibilmente, lontana dai rumori del traffico poiché il rumore rappresenta un pericolo veramente temibile per il bambino piccolo. Il pavimento dovrebbe essere ricoperto preferibilmente con il linoleum che garantisce un massimo di pulizia associato alla possibilità di disporre di colori allegri e vivaci. Inoltre, è un ottimo isolante giacchè costituito da un impasto di sughero con olio di lino, disteso su un traliccio di juta e fortemente compresso. Alternativamente si può usare un pavimento di legno trattato con la vernice apposita che lucida e protegge dalla polvere. I pavimenti di marmo e di ceramica, facile da tenere puliti, sono un po' freddi e quindi meno consigliabili se si pensa già a quando il bambino inizierà a gattonare. Le dimensioni ideali di una cameretta per bambino dovrebbero aggirarsi sui 12 metri quadrati, le pareti devono essere tinteggiate con toni chiari, le vernici devono essere del tipo lavabile, così da permettere una pulizia rapida e continua. Eliminate i toni scuri, le tappezzerie che si trasformano in ricettacoli di polvere. Sacrificate anche i tendaggi e tutti i rivestimenti in stoffa che possono abbellire la camera; sono pericolosi per la salute del piccolo e possono essere causa di incidenti.
Meglio una stanza spoglia, con semplici tendine alle finestre, per attenuare la luce solare troppo violenta e pochi mobili.
Questi saranno rappresentati dal lettino o dalla culla, da un mobile fasciatoio, che svolge la duplice azione di cassettiera, dove mettere il corredo del bambino, e di piano d'appoggio imbottito dove sistemare il bambino quando lo si deve asciugare e cambiare.
L'arredamento della cameretta sarà completato da un seggiolone e da una seggiolina che il bambino utilizzerà dopo i dieci mesi e che per lungo tempo saranno i suoi punti di riferimento.
Un'attenzione particolare deve essere dedicata a due problemi: la temperatura e il grado di umidità della stanza. Va infatti ricordato che il lattante soffre il freddo molto meno degli adulti: è quindi opportuno non superare mai una certa temperatura, che si aggira intono ai 19-20°.
Le vie respiratorie del neonato, inoltre, sono particolarmente delicate: è importante, quindi, mantenere un giusto grado di umidità nell'aria. Ricordate, quindi, di tenere sempre piene le vaschette dell'acqua dei radiatori, quando il riscaldamento è messo in funzione.
Se nonostante ciò l'aria fosse troppo secca, un sistema casalingo, ma efficace, è quello di stendere gli asciugamani bagnati. Se il riscaldamento è a pannelli, bisogna ricorrere senza indugio, a un umidificatore.

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Arredamento:

- lettino o culla;
- mobile fasciatoio;
- seggiolone;
- seggiolina 

Finalmente a casa

E' un gran momento, quello in cui la mamma rientra in casa col suo bambino tra le braccia. Durante le ultime settimane di gravidanza si sogna di arrivare a casa con quel fagottino morbido contenente un essere immerso nel suo sonno paradisiaco; ci si dirige in punta di piedi verso la culla, ve lo si depone delicatamente, si resta a contemplarlo; la mamma si stringe al papà in questa comune contemplazione. Il tempo ha un nuovo inizio, lo spazio di casa ha dimensioni nuove; i familiari formano quasi una nuova comunità, più unita di prima.
Nella realtà può capitare che il sonno paradisiaco si riveli un mito, che dal fagottino esca un pianto disperato capace di accompagnare i genitori durante tutto il tragitto dall'ospedale a casa. Fra queste due situazioni estreme ve ne sono probabilmente molte intermedie, che si verificano più spesso. E' comunque utile prepararsi al ritorno a casa, così come ci si prepara al parto o all'allattamento.
Per affrontare al meglio in rientro a casa è necessario liberarsi dall'idea che se il piccolo piange insistentemente, la “colpa” sia in qualche modo della mamma che non riesce a calmarlo. Si sa che, proprio nelle prime settimane dopo la nascita, l'organismo del bambino deve compiere una serie di assestamenti tutt'altro che semplici, il che può provocare periodi più o meno prolungati di disagio fisiologico. Il fatto che questo disagio sia evidente in alcuni bambini e non in altri è ovviamente collegato alle differenze individuali che sono spiccatissime nei neonati. Inoltre, agli assestamenti interni dobbiamo aggiungere la fatica degli adattamenti alle varie dislocazioni che il bambino subisce: dall'utero materno è passato, e non sempre dolcemente, in quel mondo sui generis che è la sala parto; di qui nella nursery o nella camera di corsia; il suo corpo viene manipolato dai medici e dal personale infermieristico; diverse sono le luci e i suoni che lo investono. Infine lo si mette in macchina e lo si porta a casa. Anche se il bambino “non si rende conto” di tutti questi traslochi, comunque li vive, essi lo attraversano e lo scuotono, offrendogli masse di stimoli diversi e contrastanti; spesso gli trasmettono le ansie adulte che vi sono connesse.
La casa non è solo una spazio fisico, ma un insieme di rapporti. Così come si cura la stanza del piccolo abbia certi requisiti, ci si dovrebbe preoccupare di quella “culla” primordiale che è la rete dei rapporti umani in cui il bambino viene adagiato e nutrito. Anche qui, sarebbe bene che la preparazione al parto e al ritorno a casa includesse l'educazione di tutti i familiari alla responsabilità di questi rapporti. E' molto importante per la madre poter contare su un contesto che non costituisca un moltiplicatore dei suoi problemi, ma piuttosto un agevolazione di soluzioni. Per questo è necessario rendersi conto che il sistema familiare non può e non deve rimanere identico a quello che era prima dell'arrivo del piccolo.
Dunque il discorso sul “ritorno a casa” non è un discorso che riguarda solo mamma e bambino: tutti devono collaborare perchè questo momento divenga un nuovo inizio in senso costruttivo. Lasciando da parte le idealizzazioni che poi cedono il passo alle delusioni, è necessario prepararsi a questo nuovo inizio con realismo e mobilitando le proprie risorse.
E' necessario rivedere completamente la routine familiare, le proprie abitudini, i propri orari per agevolare nei limiti del possibile le soluzioni migliori per tutti. Sarà necessario liberarsi da eventuali schemi mentali acquisiti rispetto al “giusto ordine” da dare alle cose; oppure, all'opposto, si dovrà imparare a programmare meglio la giornata per evitare di trovarsi in situazioni di disagio. Sarà comunque per tutti un'occasione preziosa di mobilitazione delle proprie capacità inventive, della propria flessibilità, della proprio disponibilità reciproca: una verifica importante, che, invece di esser messa tra parentesi come un periodo da dimenticare, sarà un punto di riferimento per acquistare fiducia. 

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Una casa non è un semplice rifugio temporaneo: la sua essenza risiede nelle personalità delle persone che la abitano. 

(H.L. Mencken) 

Il ruttino

Ad ogni poppata il bambino riempie lo stomaco di latte, ma anche di aria. L'aria tende a raccogliersi in una bolla che galleggia nel latte. Provate a battere, come fa il medico, con un dito su un altro dito disposto sulla regione dello stomaco del bambino: il rumore che udrete, come di tamburo, dimostra la presenza di aria nello stomaco. Lo stomaco tende a espellere questa bolla d'aria e, quando ci riesce, si ha il ruttino. Perchè l'aria possa uscire liberamente è bene che il bambino sia tenuto dritto mentre gli si danno colpetti leggeri sulla schiena oppure se fate il ruttino tenendo il neonato sdraiato a pancia sotto sulle vostre gambe si otterrà un rigurgito di latte che facilita lo svuotamento dello stomaco. 

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Allattamento artificiale

Se per diversi motivi (salute, lavoro, impegni vari) non potete allattare vostro figlio, dovete utilizzare un latte artificiale. Nel passato sono stati provati vari tipi di latte (asina, capra), oggi sono disponibili i cosiddetti latti “adattati” che presentano una composizione il più possibile simile a quella materna. Per questo motivo, una volta scelto l'allattamento artificiale, sono i più adatti giacchè consentono una buona digestione e una crescita soddisfacente. I latti artificiali variano in rapporto al tipo di neonato: un prematuro o un bambino gracile richiederà un latte particolarmente ricco in sostanze nutritive mentre per i bambini a sviluppo normale sono consigliabili latti meno ricchi.
Generalmente ai bambini allattati artificialmente è consigliabile somministrare separatamente alcune vitamine, che vengono distrutte durante la cottura. Si tratta della vitamina A, C, D. La vitamina C solitamente è data sotto forma di succhi frutta (arancia, limone). Nei primissimi giorni è preferibile servirsi di preparati farmaceutici di acido ascorbico (vitamina C sintetica).
La vitamina A e D sono invece somministrate contemporaneamente in forma medicinale. Sono vitamine necessarie alla crescita, che occorre somministrare a parte e in quantità maggiori soprattutto nel periodo invernale o nei paesi dove c'è poco sole. Per la somministrazione occorre attenersi esattamente al dosaggio consigliato dal pediatra.
L'alimentazione con il latte artificiale richiede molta più attenzione di quella naturale. Anzitutto, le norme igieniche devono essere seguite in maniera assoluta per evitare gravi infezioni intestinali. Inoltre, mentre il lattante nutrito al seno può popparsi tutto il latte che vuole, quello allevato artificialmente i dosaggi devono essere inflessibilmente esatti: sia il quantitativo del latte sia quello dell'acqua devono essere precisi: se si aggiunge una quantità eccessiva di latte in polvere, il latte artificiale risulterà troppo concentrato, con troppe proteine, troppi grassi, troppi minerali. Il bambino avrà sete, piangerà per bere. Sentendolo piangere, la mamma darà altro latte concentrato, che aumenterà la sete, e così via.
Per gli orari non dovrebbero esistere differenze fra un bambino allevato in modo naturale o artificiale: dovete calcolare che il bambino impiega tre-quattro ore per digerire un biberon intero. Non dovete imporre orari troppo rigidi, altrimenti, tra un intervallo e l'altro, il bambino diventerà nervoso, piangerà: quando, finalmente, gli darete il biberon, sarà troppo stanco. Mangerà, si addormenterà presto. Per poi ricominciare. E' bene quindi scegliere anche in questo caso il metodo dell'offerta “a richiesta”: nel giro di qualche settimana il bambino assumerà spontaneamente un orario pressapoco di questo tipo: prima poppata, ore 6 e, successivamente, 10, 12, 18,22.
Il numero dei pasti varia da 5 a 7 inizialmente, nelle 24 ore. Il quantitativo complessivo di liquido ingerito è di 500-600 grammi al giorno. 

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Non è il tipo di latte che fa la brava mamma  

Se il latte della mamma non basta

Quando il latte materno è quantitativamente o qualitativamente insufficiente, quando si creano condizioni familiari o personali della madre per cui non è possibile assicurare una alimentazione esclusivamente naturale, è possibile organizzare un'alimentazione mista.
Allattamento misto complementare: seno e biberon ad ogni pasto
Secondo questo tipo di organizzazione, ad ogni pasto il bambino succhia al seno fino allo svuotamento delle mammelle; si calcola attraverso la doppia pesata la quantità di latte assunta, quindi si integra con latte artificiale, somministrato attraverso il biberon. C'è solo un vantaggio: quello di stimolare attraverso la suzione frequente un aumento di produzione di latte. D'altra parte, questo modo di integrare l'allattamento materno offre lo svantaggio, per la madre di costringerla a continui esercizi di aritmetica creandole ansia ed insicurezza, aggravando l'ipogalattia; e per il lattante: dopo 20-30 minuti di suzione ad un seno poco generoso, la suzione al biberon può risentire, per così dire, della “stanchezza accumulata”.
Allattamento misto alternante, per non essere bilancia-dipendenti
Se un pasto di latte esclusivamente materno viene alternato ad un biberon di latte artificiale, si assicura la serenità alla madre, che può continuare a non essere bilancia-dipendente, benessere fisico alla madre, tranquillità per sufficiente apporto alimentare al bambino.
Allattamento artificiale, ossia: quando la madre non può o non vuole allattare
Il latte artificiale non è una “alternativa” al latte materno, è un “sostituto inevitabile” quando la madre non può oppure ha scelto di non volere allattare. E subito ci si pongono interrogativi:
quale latte?
Come sterilizzare il biberon?
Quale tabelle di alimentazione è bene seguire?
Generalmente la madre pensa che non è poi così naturale e spontaneo alimentare il proprio bambino con il biberon e ritiene di doversi documentare con corsi di puericultura e chiedendo al pediatra regole di comportamento da imporre al suo neonato; ha l'alibi per affidare il suo piccolo alle cure di personale sicuramente più esperto, mentre il bambino continua a pensare che, pur in mancanza di un seno da succhiare, è piacevole e rassicurante essere alimentato dalla propria mamma, tra le sue braccia, nel calore del suo corpo.
Errori di alimentazione in senso di iperalimentazione o in senso di ipoalimentazione non sono possibili, quando siano rispettate le regole seguenti:
rispetto dell'orario dei pasti;
uso di latte in regola con le norme;
preparazione corretta del biberon, secondo la concentrazione voluta;
somministrazione di liquidi, quali bevande, tra i pasti, su richiesta del bambino
alimentazione a piacere nella quantità, ma solo all'ora del pasto.
Ci sono alcune norme da seguire sull'igiene dell'allattamento artificiale. Occorre avere ben presente la necessità di premettere sempre alla sterilizzazione il lavaggio di biberon e tettarelle con acqua calda, usando detersivo e scovolo per il biberon, sale da cucina e acqua corrente per la tettarella. Per quanto riguarda i metodi di sterilizzazione (bollitura, metodi chimici) rimandiamo a quanto già ampiamente detto in precedenza. Attenzione! Non si cada però nell'errore di utilizzare, tra un pasto e l'altro, il succhiotto, come calmante e gratificante, senza aver prima eseguito una adeguata sterilizzazione anche di esso!
Consigli pratici:
poppatoio sterile (sterilizzato con bollitura o con metodo chimico);
acqua di diluizione sterile, a 37°-40°, sia essa potabile, bollita, sia essa minerale, già sterile, e quindi solo riscaldata (da scegliersi preferibilmente un'acqua oligominerale)
polvere di latte formulato, calcolato sulla base della concentrazione voluta (10%-12%-13%), misurata con apposita unità di misura, versata sopra l'acqua tiepida.

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Nel momento in cui nasce un bambino, nasce anche la madre. Lei non è mai esistita prima. Esisteva la donna, ma la madre mai. Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo. 

(Osho)  

La dieta della mamma che allatta

Il problema dell'alimentazione della madre che allatta è molto importante per almeno due motivi: deve riuscire a reintegrare le energie di un organismo che risulta impoverito e fronteggiare le richieste inesauribili del neonato. Si deve poi considerare un duplice tipo di dieta rispetto alle condizioni materne: quella dei primi giorni, subito dopo il parto e fino a circa quindici giorni dopo, in cui l'organismo materno è ancora abbastanza provato sia fisicamente sia emotivamente; quelle dal quindicesimo giorno in avanti, quando ormai l'organismo ha recuperato il suo equilibrio.
La donna che allatta deve considerare il proprio organismo con molta cura. Nei giorni immediatamente successivi al parto l'alimentazione della neomadre deve essere prevalentemente liquida, particolarmente a base di minestrine molto brodose, tè, succhi di frutta, frutta, acque minerali.
Dal quarto giorno in poi la dieta sarà prevalentemente in bianco. In seguito, la dieta della madre che allatta deve essere impostata considerando che il suo fabbisogno calorico giornaliero è di circa 600-800 calorie superiore a quello di una donna in condizioni normali.
Partendo da questi presupposti si dovrà fornire alla donna che allatta una dieta molto ricca di proteine (carni, pesce, uova, formaggi freschi). La dieta sarà integrate, se non ci sono controindicazioni, con un litro di latte al giorno.
La quota vitamine sarà garantita da un consumo abbastanza elevato di frutta fresca e verdure.
La dieta, inoltre, viene generalmente completata con i vari tipi di vitamine. Su questo tipo di integrazione non tutti i medici sono d'accordo, ma molti ne sostengono l'utilità.
Sappiate che un'alimentazione troppo scarsa (magari per seguire qualche regime dimagrante) può ridurre il volume del latte secreto e se la dieta è carente di vitamine, queste saranno carenti anche nel latte materno. Viceversa, un eccesso di grassi nella dieta può aumentare troppo il contenuto di grassi nel latte e provocare disturbi al bambino.
Alcuni alimenti poi sono sconsigliati perchè possono causare disturbi intestinali alla madre e diarrea e orticaria nel bambino: appartengono a questo tipo di alimenti la selvaggina, le carni conservate o insaccate. Il caffè deve essere sospeso completamente, mentre il tè può essere consumato, ma leggero.
Dovrebbero essere abolite le bevande alcoliche e il fumo. L'eccessivo affaticamento, un tenore di vita sregolato, le forti emozioni, possono diminuire notevolmente e anche interrompere bruscamente la secrezione del latte.
Durante questo periodo è importante anche che le funzioni intestinali siano tenute sotto controllo e risultino del tutto normali: già il parto ha favorito la comparsa di fenomeni emorroidari irritativi e ha in parte scombussolato i ritmi naturali. E' quindi consigliabile una dieta ricca di verdura e frutta fresca.
I consigli del neonatologo
Il fabbisogno calorico di una donna che allatta si aggira sulle 3000 calorie al giorno. L'alimentazione deve essere varia e deve comprendere tutti i principi nutritivi: grassi (meglio se prevalentemente vegetali), proteine abbondanti (particolarmente utili quelle del latte), zuccheri in giusta dose, vitamine, sali minerali (principalmente calcio, fosforo, ferro).
Si dovranno evitare il cavolo, l'aglio, i porri, i peperoni e gli asparagi perchè danno un sapore sgradevole al latte; dovranno essere limitati, perchè di difficile digestione per la madre, i crostacei, i molluschi, la selvaggina, gli insaccati e in generale i cibi molto conditi e grassi.
Un discorso a parte meritano il fumo, il caffè e l'alcol. Tutte queste sostanze sono nocive per il lattante:
l'intossicazione da nicotina causa disturbi intestinali con nausea e diarrea;
quella da caffeina agitazione, tachicardia, sudorazione;
l'alcool infine è estremamente dannoso per il fegato e per tutte le cellule dei tessuti che si moltiplicano.

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L’allattamento al seno è stata la miglior dieta che abbia mai fatto. 

(Rebecca Romijin) 

Farmaci e allattamento

L'allattamento al seno è decisamente il migliore, ma può prestare degli inconvenienti; esistono dei rischi legati alle sostanze che la madre può essere costretta ad assumere durante l'allattamento. Questo vale soprattutto per i farmaci: tali sostanze infatti, vengono veicolate attraverso il circolo sanguigno e nella grande maggioranza dei casi passano direttamente nel latte. Il lattante si trova così esposto all'azione di preparati che possono svolgere un'azione negativa sul suo sviluppo.
L'azione del farmaco assunto dalla madre dipende essenzialmente dal quantitativo che passa dal sangue materno alle cellule delle ghiandole mammarie e dalla quantità di latte succhiata dal bambino.
Il passaggio del farmaco dalla madre al bambino è determinato:
da il quantitativo del farmaco presente nel sangue della madre;
dalla facilità con cui il farmaco si scioglie nelle sostanze grasse;
dall'acidità del latte;
dal rapporto fra dosaggio del farmaco, vie di somministrazione dello stesso alla madre e orario dei pasti del lattante;
dalla differente composizione del latte prodotto dalla madre: infatti, il latte delle prime poppate contiene minor quantità di grassi in confronto a quello delle poppate successive. Quindi si avrà una maggiore quantità di farmaci liposolubili o idrosolubili a seconda che la madre faccia succhiare il primo latte dalle due mammelle o ne svuoti prima una o poi l'altra.
Tra gli antibiotici soltanto le tetracicline sembrano svolgere un'azione lesiva a livello delle bozze dentarie del neonato. D'altra parte, però, sembra che taluni antibiotici possano provocare una aumento di peso, forse attraverso la distruzione di batteri che producono tossine dannose.
Gli psicofarmaci sono in grado di interferire con il sistema nervoso del neonato inducendogli uno stato prolungato di sonnolenza che può risultare anche assai pericoloso.
Gli ormoni esplicano un'azione differenziata: gli estrogeni agiscono localmente causando un aumento delle dimensioni delle mammelle del neonato, mentre progesterone e cortisonici, sostanze a base di cortisone, ormone prodotto dalla parte corticale della ghiandola surrenale, hanno piuttosto un effetto generale e possono provocare una forma di ittero.
Gli anticoagulanti assunti dalla madre possono causare nel neonato manifestazioni emorragiche a carattere transitorio.
In linea generale, se la madre, per cause veramente gravi, deve assumere dei farmaci capaci di passare nel latte e di agire sul neonato, è consigliabile che sospenda l'allattamento al seno e passi a quello artificiale: esistono oggi in commercio latti artificiali con caratteristiche molto elevate.
Sostanze tossiche: buon senso ed equilibri naturali
La mamma che allatta deve farsi guidare dal buon senso: sigarette, caffè e bevande alcoliche non hanno mai fatto bene a nessuno; inoltre, quando passano nel latte materno sono assorbiti dal neonato. Gli effetti possono essere particolarmente evidenti: il bambino può accusare, nei casi più gravi, una forte agitazione, intolleranza verso il latte associata a vomito, scariche diarroiche, tachicardia.
Il latte può inoltre risentire negativamente delle sostanze tossiche presenti nell'ambiente. Tutti ricordiamo la nube tossica di Seveso, l'”estate della diossina”, come è stata chiamata l'estate del 1976: la diossina che allora inquinò la cittadina lombarda di Seveso, è una sostanza altamente tossica, soprattutto per il fegato e i reni, con rischi gravissimi per le donne gravide e i loro bambini.
In linea generale possiamo quindi appellarci al già citato “buon senso” e al parere dell'esperto, il pediatra.

Mobirise

Una madre che nutre il figlio, dà immediatamente se stessa, il proprio corpo come cibo per i suoi figli, i quali senza ciò non sarebbero vivi. E questo è amore. 

(Lev Tolstoj) 

Allattamento naturale

Superata la fase critica del parto, inizia la grande avventura dell'allattamento. E subito si pone il primo problema: allattamento materno o artificiale?
La scelta spetta solo alla mamma: nessun altro deve decidere in vece vostra perchè poi ricadrà soltanto su di voi la responsabilità dell'alimentazione del bambino.
Per aiutarvi a risolvere il quesito cercheremo di considerarne in maniera obiettiva gli aspetti positivi e negativi.
Innanzitutto, il latte materno è indubbiamente il migliore per il “cucciolo d'uomo”: ogni latte possiede caratteristiche sue proprie. Ad esempio il latte della mamma viene digerito dal lattante in un'ora e mezzo, mentre quello di mucca richiede tre ore. In più il latte materno è esattamente “calibrato” per il neonato: oltre a grassi e zuccheri, presenti nelle concentrazioni esatte, contiene enzimi, che permettono una facile digestione, ormoni, anticorpi che proteggono il lattante nei primi due-tre mesi di vita dal rischio di malattie infettive, vitamine, destinate anch'esse a migliorare le capacità digestive.
Il latte materno viene sempre assunto nel quantitativo necessario, ha sempre la stessa temperatura e grado di sterilizzazione. D'altra parte quantità e contenuto dipendono strettamente dalle condizioni della madre: stanchezza, preoccupazioni, mestruazioni riducono la secrezione lattea; inoltre alcuni farmaci assunti dalla madre interferiscono direttamente sulla composizione del latte e possono essere pericolosi per il neonato.
Se avete deciso per l'allattamento materno non dovete preoccuparvi se per i primi tre-quattro giorni dopo il parto, anziché latte produrrete una sostanza particolare, il colostro, di colore giallastro, più denso e viscoso del latte, ricco di proteine, sali, vitamine, anticorpi, ormoni. Il colostro, inoltre, agisce da lassativo nel neonato favorendo l'eliminazione del meconio.
Verso il quarto-quinto giorno, il vostro organismo comincerà a secernere il latte necessario. Nell'allattamento naturale è il bambino stesso, succhiando, a fare produrre il quantitativo di latte necessario. Quando il bambino poppa, i seni si svuotano. Se il bambino succhia un quantitativo di latte sufficiente, generalmente riposa per circa tre ore; in caso contrario si attacca nuovamente al seno, svuotando le mammelle che sempre più rapidamente secernono nuovo latte. In pratica, quanto più lattante succhia, tanto più latte si forma. Il bambino alla fine, mangiando, svuoterà le mammelle, ogni 3-4 ore e la secrezione del latte finirà con il mantenere molto facilmente questo “livello di produzione”.
Non preoccupatevi del modo con cui il bambino si attacca al vostro seno: la natura provvede a tutto. Se osservate la bocca di vostro figlio potrete notare che il labbro superiore è molto alto ed è provvisto di una particolare sporgenza, la vescicola di suzione, che permette al lattante di afferrare meglio il capezzolo.
Invece, non è possibile allattare al seno se la madre:
non ha latte;
ha gravi malformazioni del capezzolo;
ha tubercolosi in fase attiva;
ha malattie contagiose in atto:
ha gravi malattie debilitanti;
è portatrice di “antigene Au” dell'epatite B;
se il neonato:
ha malformazioni del labbro e/o del palato;
non sa succhiare per immaturità: comunque in tali casi il latte materno, spremuto, può essere somministrato con biberon o con sondino.
Sei regole di buon senso:
non osservare troppo rigidamente gli orari: mezz'ora in più o in meno è accettabile;
alternate i seni, così da svuotarli entrambi e stimolarli al massimo; se il bambino, qualche tempo dopo la poppata, vuole ancora succhiare, non dategli il biberon ma porgetegli il seno;
non cercate di allattare il bambino quando piange: cullatelo un poco, fatelo succhiare soltanto quando si sarà calmato;
non preoccupatevi di tenerlo sveglio per fargli mangiare il quantitativo di latte che considerate indispensabile;
la produzione di latte si accompagna a una intensa produzione ormonale: ciò spesso provoca ingrossamento, dolore ai seni; per eliminare questi disturbi basta fare degli impacchi caldi ai seni e spremere un po' di latte;
la suzione del neonato provoca l'immissione nel sangue della madre di un particolare ormone, l'ossitocina, che fa contrarre le fibre muscolari presenti nelle ghiandole mammarie, favorendo così la discesa e l'uscita del latte; lo stesso ormone può però provocare anche la contrazione dell'utero che molte donne avvertono sotto forma di dolore addominale, simile a una colica: questo disturbo scompare nel giro di due-tre giorni.

Mobirise

Un neonato ha solo tre esigenze: calore tra le braccia di sua madre, cibo dal suo seno e sicurezza nella consapevolezza della sua presenza. L’allattamento al seno soddisfa tutti e tre. 

(Grantly Dick-Read) 

I gemelli

Come anche dalla semplice esperienza comune è facile notare, esistono due tipi di gemelli: quelli identici, o monozigotici o uniovulari, e quelli diversi, fraterni, dizigotici o biovulari. I primi nascono da un uovo unico e hanno quindi il corredo ereditario, cioè i cromosomi e i geni, perfettamente identici poiché, in realtà, tale corredo avrebbe dovuto appartenere a un singolo individuo e non a due.
I gemelli uniovulari sono infatti la conseguenza della divisone di un singolo uovo in cui era già avvenuta la fecondazione da parte di una sola cellula fecondante maschile. Le successive modificazioni durante lo sviluppo dell'embrione dipendono dal momento in cui avviene tale scissione. Se essa è molto precoce ciascun gemello avrà una propria placenta e un proprio sacco vitellino. Se la scissione avviene successivamente, esisterà una sola placenta da cui si staccano i funicoli ombelicali che provvederanno alla nutrizione di ciascuno dei due gemelli.
Nel caso, invece, dei gemelli biovulari, che derivano cioè, da due uova diverse, fecondate da due spermatozoi, il meccanismo è lo stesso che porta alla nascita di due fratelli qualsiasi: la sola differenza sta nel fatto che la nascita è contemporanea. In questo caso non esiste alcuna somiglianza fisica, per lo meno, non maggiore di quella che può esserci fra due fratelli nati in momenti successivi.
La gravidanza gemellare può presentare taluni rischi: uno dei due gemelli può svilupparsi normalmente rispetto all'altro che invece risulta iposviluppato. In questi casi si verifica molto spesso un parto prematuro che può ulteriormente complicare il processo della nascita.
Inoltre, la gravidanza gemellare rappresenta presenta un fattore predisponente all'insorgenza della gestosi che si manifesta nel 15-20% delle gravidanze gemellari.
Anche il parto può presentare maggiori difficoltà nel caso di una gravidanza gemellare: si può avere un impegno contemporaneo delle due teste dei gemelli, oppure si può avere una presentazione podalica del primo con impegno del secondo, mentre il precedente è stato espulso soltanto sino alle spalle. Tuttavia, oggi, le possibilità dell'intervento chirurgico hanno praticamente eliminato tutti i rischi e il parto gemellare strumentale può risolvere qualsiasi rischio.
I gemelli identici o uniovulari rappresentano un caso del tutto particolare. Il fatto di essere in pratica uguali nei meccanismi più intimi del loro corpo, crea in questi bambini una condizione essenzialmente diversa da qualsiasi altro organismo.
Il loro modo di reagire alle malattie è del tutto caratteristico: i due gemelli reagiscono nello stesso modo, presentano gli stessi sintomi, si ammalano spesso contemporaneamente.
Ugualmente, l'intera attività organica rispecchia questa peculiarità: alterazioni di vari organi, debolezze congenite o, al contrario, capacità nettamente superiori dal punto di vista fisico e psichico. Ma l'aspetto forse più segreto e importante riguarda il loro comportamento psicologico. In effetti, i gemelli tendono a vivere in un loro mondo conchiuso, esclusivo. Molti di loro sviluppano linguaggi riservati, che nessun'altro è in grado di comprendere. Parlando dei gemelli identici, infatti, bisogna sempre ricordare che hanno in comune anche quelle strutture del cervello che controllano tutta l'attività inconscia, e comune è anche il loro modo di reagire istintivamente, di ricordare, di sognare: senza, tuttavia, che questa loro “perfetta intesa” ne comprometta la capacità di integrazione sociale.

Mobirise

Mamma diceva che eravamo la stessa anima divisa in due e che andavamo in giro per il mondo con quattro gambe. 

(Anonimo)

L'importanza del papà

Il mito del padre nei decenni scorsi, o almeno fino alla seconda guerra mondiale. Si basava piuttosto su una falsa concezione dell'autorità e della forza. Secondo queste vecchie convinzioni il padre doveva rappresentare il simbolo di una forza e di una giustizia del tutto astratte in cui l'amore (che pure esistente ed era quotidianamente presente) doveva essere mascherato e controllato per non essere considerato piuttosto una manifestazione di debolezza.
Oggi sappiamo che sin dai primi momenti della nascita la vicinanza della madre e del padre ha un'importanza fondamentale per il figlio: l'importanza essenzialmente biologica della madre (fonte del nutrimento e della vita) trova il suo completamento in quella del padre (fonte della sicurezza).
Il bambino ha bisogno della vicinanza “sensoriale” del padre: questi deve essere toccato, sentito, visto dal bambino che deve imparare a conoscerlo. Diventa importantissimo che il futuro padre impari ad apprendere quello che il professore Franco Fornari definisce il “codice di comportamento paterno” cioè quel tipo di comportamento che gli permetta di avvicinarsi al proprio figlio al di là di tutti gli schematismi e i falsi miti.
Durante i primissimi mesi di vita il bambino impara dalla vicinanza, dai gesti, dai comportamenti più che dalle parole ed è caratterizzato da una finissima sensibilità per cui è molto difficile ingannarlo. Il bambino percepisce il padre al di là dell'usuale schema corporeo, nella sua piena realtà d'uomo.
Inoltre, questo comportamento ha un notevole valore per lo stesso padre: il figlio non è più qualcosa di incomprensibile, di imposto, di disturbante. Non è più quella “piccola cosa urlante” che costringe ad andare a dormire sul divano in salotto. Il fatto di alzarsi di notte per dargli la pappa o l'acqua o per coprirlo quando è scoperto, crea nel padre una nuova forma di conoscenza, un tipo di conoscenza immediata, “tattile” perchè il bambino diventa, ora dopo ora, una realtà che chiede molto.
Inoltre, la possibilità di affrontare in due le esigenze della vita del bambino consente alla moglie di dosare meglio la sua fatica di madre, di essere meno stanca, di poter godere il proprio bimbo in modo più disteso e più obiettivo.

Mobirise

Quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.

(Gabriel Garcia Marquez) 

Come funziona l'incubatrice

Il neonato prematuro ha bisogno, per sopravvivere, di essere collocato in un ambiente il più possibile rispondente alle sue necessità fisiologiche. Agli inizi di questo secolo si pensava che fosse sufficiente sistemare il neonato prematuro in una semplicissima scatola imbottita di cotone! Sappiamo che ciò è assolutamente insufficiente.
Lo strumento utilizzato oggi è pur sempre una “scatola”... ma con qualcosa in più.
La struttura di un'incubatrice è: in sostanza, la seguente:
un supporto/armadietto, atto a contenere biancheria e altri oggetti solitamente usati, e dotato di lampade a raggi infrarossi e a raggi ultravioletti, necessari rispettivamente per riscaldare e per sterilizzare (biancheria, e oggetti d'uso);
un vano intermedio tra il supporto/armadietto e l'abitacolo superiore destinato al bambino: in questo vano sono contenuti i meccanismi per il riscaldamento, l'erogazione dell'aria e l'umidificazione;
soprattutto, l'abitacolo destinato a ospitare il bambino: caratteristiche di questa parte dell'incubatrice devono essere la trasparenza, in modo da permettere l'osservazione continua del neonato e l'accessibilità, per consentire l'espletamento delle operazioni comunemente necessarie (per esempio, l'alimentazione, la pulizia, il cambio, la somministrazione di medicinali).
All'interno dell'incubatrice la temperatura è mantenuta costantemente intorno ai 36-37°C (nei casi più gravi di ipotermia, quando cioè il bambino è incapace di mantenere sufficientemente elevata la temperatura corporea), oppure intorno ai 25-26°C, ad avvenuta maturità dei centri termoregolatori del neonato (passando naturalmente attraverso fasi intermedie per assecondare le esigenze del bambino).

Mobirise

Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto. 

(Angela Schwindt) 

Il prematuro

Una nascita viene definita prematura quando avviene prima della 37° settimana di gestazione. La maggior parte dei parti prematuri avviene tra la 32° e la 37° settimana.
La nascita del prematuro è legata a determinate caratteristiche:
incapacità dell'utero a continuare a contenere il feto;
distacco prematuro della placenta;
inizio di contrazioni uterine capaci di determinare il parto;
stress emotivi o fisici (traumi, emozioni violente, interventi operatori) che interessano la mamma in questo periodo;
Alla nascita il prematuro è caratterizzano da alcune particolarità fisiche evidenti: la pelle presenta delle pieghe come quelle di un vecchio, che danno al piccolo un aspetto grinzoso, il viso appare minuto e arrossato, gli occhi sono infossati, la respirazione è superficiale e frequente. Il bambino appare immobile, come privo di vita, dorme in continuazione e presenta a volte delle scosse improvvise e dei movimenti irregolari degli arti causati dall'immaturità del sistema nervoso, che non è ancora in grado di controllare completamente i vari momenti.
Il pianto è debole, la testa appare più voluminosa dei nati a termine per il frequente allargamento delle suture craniche. Il torace risulta più largo alla base, mentre l'addome è frequentemente espanso e vi si può osservare un'ernia ombelicale.
Una cosa che i genitori devono sapere è che un prematuro può nascere in condizioni pressochè normali, con un colorito quasi rosato e con un pianto immediato. Tuttavia, in seguito, si possono verificare difficoltà di tipo respiratorio, cardiocircolatorio e metabolico per cui è indispensabile ricoverarlo in “unità terapia intensiva”.
I due problemi essenziali, tuttavia, per il prematuro sono la respirazione e la termoregolazione, cioè la capacità di conservare costante la temperatura del corpo.
Particolarmente grave è proprio il problema della temperatura corporea che, nel prematuro, in conseguenza dell'immaturità del sistema nervoso, potrebbe abbassarsi fino a temperature incompatibili con la vita.
Questo ormai appartiene al passato, oggi, infatti la disponibilità delle culle termostatiche garantisce al prematuro quelle condizioni di ossigenazione, pressione, umidità e alimentazione, oltre che alla temperatura, che garantiscono la sopravvivenza del bambino.
Il problema alimentare presenta due aspetti nettamente contraddittori: per un lato il prematuro ha bisogno di un maggior apporto calorico perchè cresce più in fretta, mentre dall'altro le capacità digestive sono nettamente inferiori. Inizialmente, nel prematuro si osserva l'incapacità di alimentarsi: spesso, infatti, in questi bambini manca il riflesso di suzione e di deglutizione, per cui la nutrizione deve avvenire tramite sonda. Inoltre, per favorire le capacità digestive, l'alimentazione viene frazionata in tanti pasti, ciascuno si limitata entità.
L'alimento migliore è il latte di donna, integrato, però, con proteine. In mancanza di questo, si può ricorrere al latte vaccino diluito e integrato con zuccheri o a latte in polvere. Molto importante è anche la somministrazione di vitamine e di ferro.
Il prematuro è particolarmente esposto a qualsiasi forma morbosa, giacchè è praticamente privo delle difese immunitarie. Proprio per questo motivo, malattie che per il neonato normale non rappresentano alcun pericolo possono invece rivelarsi gravissime per il prematuro. In questo manca anche la febbre, che è un segnale fondamentale di difesa dell'organismo, e qualsiasi malattia può decorrere senza causare alcun sintomo apparente, pur essendo gravissima. Per evitare qualsiasi rischio, il prematuro deve essere tenuto rigorosamente isolato, mantenuto al riparo di qualsiasi sbalzo di temperatura e, soprattutto, lontano da adulti o fratelli che potrebbero facilmente trasmettergli delle infezioni.

Mobirise

Prendere la decisione di avere un figlio è importante. È decidere di avere per sempre il tuo cuore in giro al di fuori del corpo.

(Elizabeth Stone) 

Il primo incontro

Chi assiste alla nascita di un bambino o perchè medico oppure perchè padre del nascituro, difficilmente potrà dimenticare il momento di profondissima emozione quando la mamma vede per la prima volta la sua creatura.
Ancora indebolita dallo sforzo del parto, indolenzita e talvolta ancora sotto la cura attenta del ginecologo e dell'ostetrica, la mamma vuole soprattutto “vedere” la sua creatura, essere sicura che sia perfetta, che non manchi nulla, che sia proprio come lei desiderava.
Il primo vagito vale per una madre più di qualsiasi anestetico: il dolore scompare, la sala parto, con quell'aria fredda e rigorosamente sterile. È come se diventasse la più accogliente ed elegante delle sale.
Finalmente, la madre ha davanti quella creatura che per mesi e mesi ha sentito dentro di sé. In questo momento, la madre ricorda tutti i suoi timori, le sue malinconie segrete, le sue paure folli, che nessuno, neanche i più intimi, hanno potuto pienamente capire.
Prima che l'ostetrica lo prenda in cura, la madre vuole rivederselo per un'ultima volta, essere sicura che tutto prosegua nel modo migliore. Nei giorni successivi continua, poi, questo primo, interminabile abbraccio.
La prima volta che può stringerlo tra le braccia alla madre sembra impossibile che un bambino sia davvero cosi piccolo e cosi fragile.
E poi la mamma comincia a mettere quell'essere cosi disperatamente fragile, vicino al suo seno. Improvvisamente, si sente ancora sola perchè non sa bene come attaccare alle sue mammelle, spesso sua creatura che intanto ha incominciato a piangere, strabuzzare gli occhi, fare delle smorfie di cui non è ben chiaro il significato.
Poi, il momento più intimo, una sensazione dolcissima, come se il figlio tornasse a essere ancora “dentro” di sé: la bocca del neonato finalmente ha trovato il capezzolo, incomincia a nutrirsi. Si ristabilisce così, immediatamente, quella straordinaria continuità che per mesi aveva fatto della madre e del figlio un'unica creatura.
Continuando in quel suo primo abbraccio la madre torna a casa dalla clinica. Ed è arrivato il momento della “verità”: per sei-sette giorni, è vissuta nell'atmosfera artefatta della clinica o dell'ospedale, dove, sostanzialmente, i problemi più immediati erano delegati agli altri, ma ora tutto dipende da lei.
Con commozione e timore rientra in casa: adesso veramente il figlio è “suo”. Lo deposita nella culla, quella culla che per mesi e mesi ha continuato a osservare, a immaginare come sarebbe stata con il bambino. Adesso il bambino generalmente riposa, dopo essere stato sballottato dal passaggio da un ambiente ad un altro.
Ma la madre sa che fra poco l'incanto sarà spezzato: ci sarà il primo vagito o il pianto e allora la madre si sentirà stretta da un'angoscia sottile: sarà perchè ha fame? Sarà perchè non sta bene? Cosa potrà essere? Così tra i timori, gioie, rari momenti di assoluta tranquillità, la madre si avvia a superare i primi giorni, i più difficili e faticosi.
Così passano i primi dieci, quindici giorni: adesso la madre si sente già più rinfrancata. Il bambino comincia ad abbozzare una specie di orario, il bagno non rappresenta più dei problemi, inoltre, ha già cominciato a “capire” la sua creatura: i vagiti, il pianto, il modo di dormire, certi sussulti improvvisi non hanno più misteri, rispondono a certe determinate caratteristiche del bambino.
Disse una volta Jean Piaget, il grande psicologo: “Non chi genera un figlio è il genitore, ma chi lo alleva”.
Dopo i primi quindici giorni di vita, la madre, che pure ha generato la sua stessa creatura, comprende quanto sia profonda questa verità. Soltanto chi segue giorno per giorno la crescita del bambino è veramente il genitore.

Mobirise

"Congiungi il tuo cuore a quello del tuo bambino. Toccalo con le mani, con gli occhi, con il cuore e lascia che si unisca al mondo che vive e respira"

(Vimala McClure) 

Le cure in ospedale

Dato che il parto rappresenta un vero e proprio trauma per il bambino, l'assistenza al parto e il periodo successivo sono stati particolarmente studiati dalla medicina, che ha creato un'ulteriore specializzazione, la neonatologia, per garantire al neonato le condizioni migliori per la sopravvivenza.
Appena nato, il bambino viene sottoposto a una serie di manovre, controlli ed esami per favorirne, da un lato, la sopravvivenza, e, dall'altro, una crescita normale.
Uno degli interventi più importanti è quello di garantire al neonato una immediata capacità di respirazione. Per questo si utilizza un aspiratore meccanico con cui si aspira dalla bocca e dal naso del bambino il muco e altro materiale presenti nella bocca e nelle vie respiratorie.
Un'altra serie di interventi riguarda il taglio e la legatura del funicolo ombelicale che assicura il passaggio, durante la gravidanza, del sangue dall'organismo materno a quello del feto.
Immediatamente dopo la nascita il neonato viene posto su un piano (riscaldato) a un livello inferiore a quello della madre per favorire il deflusso meccanico del sangue dalla placenta al neonato. Il taglio del funicolo verrà compiuto dopo qualche minuto, quando non si osserveranno più pulsazioni e il bambino avrà compiuto il suo primo respiro, che dilaterà i polmoni e favorirà in questo modo un più completo passaggio di sangue ancora presente nella placenta. Prima di legare in maniera definitiva il funicolo, si preleva una piccola quantità di sangue che servirà per determinare il gruppo sanguigno e il fattore Rh.
Oltre alla respirazione e alla circolazione si deve stare molto attenti alla temperatura dell'ambiente in cui il neonato nasce e vive le sue prime ore. Appena nato, il bambino ha la stessa temperatura della madre, ma immediatamente dopo si registra una riduzione di circa 2°C: i valori termici si normalizzano entro le successive dieci-dodici ore.
Dopo queste prime, immediate operazioni, di importanza essenziale, possiamo incominciare a considerare con più calma il neonato per controllare se tutto sia normale o se appaiono segni che denunciano qualche irregolarità.
Prima di tutto colpirà su tutto il corpo del neonato una sostanza biancastra e grassa, la cosiddetta vernice caseosa, che protegge il neonato dal rischio della macerazione (per la sua prolungata permanenza nel liquido amniotico) e, contemporaneamente, ne favorisce il passaggio lungo il canale genitale nel corso del parto. La vernice caseosa si riassorbe spontaneamente abbastanza rapidamente, senza bisogno di interventi.
Continuando dovremo controllare con molta attenzione l'eventuale esistenza di fratture o lesioni o di segni che potrebbero rivelare la presenza di alterazioni congenite. Una frattura che, ad esempio, si può verificare è quella alla clavicola, soprattutto in neonati di grandi dimensioni. Meno frequenti, invece, sono le fratture dell'omero, del femore e del cranio.
Sempre per controllare le condizioni di salute del neonato oggi si tende a eseguire, negli ospedali e cliniche più attrezzate, una serie di esami effettuati entro le prime 24 ore di vita.
Tra i più comuni e i più importanti il test del meconio, il test di Guthrie, il test audiometrico, per la diagnosi della sordità congenita. Importantissimi sono: la determinazione del contenuto dello zucchero nel sangue e l'esecuzione del test di Coombs diretto. Ad esempio il test di Coombs permette di accertare l'eventuale presenza nel sangue del bambino di anticorpi prodotti da una madre Rh negativa contro i globuli rossi del neonato Rh positivo.
Immediatamente dopo la nascita, oltre agli esami specialistici di norma, è bene eseguire alcuni test:
Postura: il bambino è supino; si fanno flettere le gambe e le braccia (nella normalità la flessione è completa);
Finestra quadrata: fare flettere la mano sull'avambraccio, tenendola tra il pollice e l'indice dell'esaminatore e controllando l'angolo che forma (norma: 0°);
Dorsoflessione: (flessione del dorso del piede sulla faccia anteriore della gamba): si misura il valore dell'angolo formato da queste due formazioni anatomiche (norma: 0°);
Ritorno elastico delle braccia: il bambino è posto supino, l'avambraccio viene inizialmente flesso per 5 secondi, poi esteso completamente tirando avanti la mano, quindi abbandonato a se stesso; si misura l'angolo braccio-avambraccio (norma: meno di 90°);
Ritorno elastico delle gambe: le gambe vengono prima flesse, poi estese, quindi lasciate libere; in caso di normalità tornano a flettersi (norma: meno di 90°);
Angolo popliteo (cioè formato dal ginocchio): la coscia viene dapprima portata verso il petto mentre il bambino è in posizione supina; la gamba viene estesa, cioè allungata e si misura l'angolo che il ginocchio forma con il corpo (al dì sotto dei 90° il risultato è normale);
Calcagno-orecchio: il piede del bambino supino viene portato il più vicino possibile all'orecchio; nei casi normali la flessione del ginocchio è di 110°;
Manovra a sciarpa: si afferra la mano del bambino e si cerca di portarla quanto più si può dietro il collo; nella norma il gomito non raggiunge la linea mediana;
Sostegno della testa: il bambino supino viene portato lentamente in posizione seduta, tenendolo per le mani; di norma la testa tende a cadere in avanti;
Sospensione ventrale: il neonato viene sospeso, con la mano di chi l'osserva mantenuta al di sotto del torace; normalmente la testa tende ad alzarsi rispetto al tronco.

Mobirise

Un bambino appena nato. Un batuffolo di luce lanciato dalle stelle più lontane. E dentro ci sono già le leggi della vita, le formule segrete della meraviglia e le prime chiavi per aprire le forme del mondo.

(Fabrizio Caramagna) 

Le prime ore di vita

Il neonato, nelle sue prime ore di vita, è ben diverso da come sarà qualche giorno dopo. Spesso presenta un colorito lievemente bluastro, macchie, gonfiori, secrezioni del tutto particolari. Non bisogna allarmarsi, tutto questo fa parte della norma.
La verità è che il parto per il feto costituisce un autentico trauma: finchè il feto è all'interno dell'organismo materno, la circolazione del sangue, l'ossigenazione, il trasporto delle sostanza nutritive necessarie alla sua sopravvivenza sono sotto il controllo della placenta. Con la nascita questa funzione si interrompe in modo brusco e il neonato deve passare con molta rapidità da una situazione di dipendenza ad una condizione di totale indipendenza.
Tutto questo comporta una serie di adattamenti che interessano il sistema respiratorio, cardiocircolatorio, metabolico, la termoregolazione, l'apparato sensoriale e immunitario.
Nel bambino che nasce a termine, dopo nove mesi, con parto normale, il taglio del cordone ombelicale di solito avviene 30-60 secondi dopo il parto. Al momento della nascita presentano un atteggiamento di flessione: le gambe e le braccia sono tenute contro il petto. Il corpo risulta del tutto sproporzionato, con una testa enorme rispetto agli arti e al tronco; i peli hanno una distribuzione molto varia, i capelli possono mancare completamente oppure formare una folta capigliatura. La bocca è piccola, ma le labbra appaiono molto sviluppate per la presenza di un robusto muscolo che permette al neonato di succhiare energicamente già qualche giorno dopo la nascita. Al centro del labbro superiore è rilevabile una vescicola, la “vescicola di suzione”, che aiuta il bambino a succhiare il latte.
Una cosa importante da sapere è che il vostro bambino, alla nascita, la sua vista non è perfetta. Non riesce a vedere oltre i venti-venticinque centimetri ed è per questo che si ha la sensazione che non ci metta a fuoco. Per farsi vedere è necessario quindi mettersi a tale distanza (che poi è quella che separa il volto della madre del bimbo che sta poppando al suo seno).
Un'altra manifestazione neonatale che sempre spaventa i genitori è data dalla presenza di uno strabismo. In genere tale forma di falso strabismo è legata alla presenza di pieghe cutanee molto profonde situate attorno agli occhi. Può anche darsi che uno degli occhi dia l'impressione di “vagare”, andarsene per conto suo. Anche in questo caso tutto è da riportare al fatto che i muscoli destinati a controllare la posizione degli occhi non sono ancora allenati per cui il movimento a volte non è sincrono, ma indipendente. Tuttavia, si tratta di un disturbo temporaneo che scompare con il passare dei giorni (solitamente si richiedono 3-6 mesi).
L'udito, invece, è già perfettamente sviluppato: un rumore improvviso lo fa spaventare, suoni armoniosi e sommessi lo calmano. Incomincia molto presto a riconoscere i suoni che rivelano la presenza delle persone che gli sono abitualmente vicine.
Uno dei godimenti maggiori per il neonato è quello di ascoltare la voce materna, non ne distingue le parole ma si abbandona con gioia al flusso dei suoni. Poichè la coordinazione con i movimenti degli occhi è ancora imperfetta, può darsi che non guardi direttamente la persona che gli parla, ma certamente ascolta.
Un controllo molto attento deve essere compiuto per quanto riguarda la capacità di movimento del neonato, considerando che durante il parto possono anche verificarsi delle lesioni che soltanto in un tempo successivo appaiono in tutta la loro gravità.
Già nelle prime ore di vita il neonato presenta alcuni riflessi fondamentali che gli consentono la sopravvivenza:
riflesso di suzione: posto accanto al seno della mamma il lattante tenta di afferrare spontaneamente il capezzolo; lo stesso riflesso si può provocare sfiorando con un dito le sue labbra o le guance: il bambino volge automaticamente la testa nella direzione della mano che lo sfiora e muove le labbra;
riflesso di prensione: sfiorando con un dito il palmo del neonato, questo afferra subito il dito che lo ha toccato;
riflesso di marcia automatica: anche se il bambino imparerà a camminare soltanto molto più tardi, tuttavia già alla nascita è presente l'istinto di muovere i primi passi. 

Mobirise

 La nascita è l’improvvisa apertura di una finestra, attraverso la quale ci si affaccia su di una prospettiva stupenda. Che cosa è successo? Un miracolo. Hai scambiato il nulla con la possibilità del tutto. 

(William Macneile Dixon) 

Cosa far leggere ai Papà

Consiglio di lettura per i papà: Nella pancia del papà. Padre e figlio: una relazione emotiva. 

Il libro vuole prendere per mano i papà, per invitarli a riscoprire l'avventura emotiva che accompagna l'esperienza della loro paternità; non vuole insegnare a "fare il padre" ma aiutare a essere padri, guidando ogni uomo a comprendere i dubbi, le paure e le emozioni che possono mandarlo in crisi, proprio quando la vita lo mette di fronte all'esperienza che più è in grado di completarlo e renderlo uomo: la paternità.

Mobirise

Il libro vuole prendere per mano i papà, per invitarli a riscoprire l'avventura emotiva che accompagna l'esperienza della loro paternità; non vuole insegnare a "fare il padre" ma aiutare a essere padri, guidando ogni uomo a comprendere i dubbi, le paure e le emozioni che possono mandarlo in crisi. 

Cosa leggere in gravidanza

Consiglio di lettura: Che cosa aspettarsi quando si aspetta... 

La gravidanza sotto tutti i suoi aspetti dalla testa (anche quando gira) ai piedi (così gonfi), davanti (perché non è possibile stabilire il sesso del bambino dalla pancia della mamma?) e dietro (perché vi fa male la schiena?). Un'edizione aggiornata per una nuova generazione di genitori alla ricerca di risposte e su tutto quello che c'è da sapere sulla gravidanza.

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Da prima del concepimento fino al post partum, una guida che vi accompagna settimana dopo settimana senza trascurare nessun aspetto: dagli esami medici all'alimentazione, dall'attività fisica al sesso, dai disturbi più comuni alle terapie alternative, dalla scelta di come e dove partorire ai consigli per i padri in attesa. 

Ricetta: Cosa mangiare in gravidanza

Ricetta: è una gustosa merenda che apporta circa 270 kcal e contribuisce a coprire il 15% del fabbisogno energetico medio di una donna in gravidanza. In più apporta DHA, nutriente prezioso durante la gravidanza e l’allattamento per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino.
Ingredienti:
4 crackers integrali
50 g di robiola
2 pomodori secchi
4 capperi
un cucchiaino di pasta d'acciughe
Lavorare con una forchetta la robiola e la pasta d'acciughe. Unirvi i pomodori ed i capperi sminuzzati, amalgamare bene. Formare due sandwich.

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Gli alimenti cotti non causano problemi, frutta e verdura, se ben lavate, possono essere tranquillamente consumate.  Pesci cucinati a puntino, uova ben cotte e latticini pastorizzati non devono mancare nella dieta. Non si dimentichino i dolci, purché rispettino le regole precedentemente ricordate, perché aiutano a mettere di buon umore la mamma e anche il suo piccolo!  

La Gravidanza

Solo negli ultimi mesi della gravidanza i genitori in attesa prendono davvero coscienza della realtà della gestazione, della vita già attiva del nascituro e degli enormi cambiamenti che li attendono.
Al settimo mese i genitori immaginano e si chiedono chi e come sarà il loro bambino. Nell'immaginario dei futuri genitori ci sono tre tipi di bambino:
il piccolo di quattro mesi che con sorrisi e gorgheggi li ricompensa delle loro fatiche,
il bambino menomato di volta in volta mutevole nell'aspetto a seconda della menomazione immaginata,
il bambino reale, misterioso, sconosciuto la cui presenza si rende ogni giorno più apprezzabile attraverso la percezione dei movimenti fetali.
Negli ultimi mesi di gravidanza il problema sarà fare il possibile per consentire ai genitori di arrivare preparati al momento della nascita. Le loro ansie, associate agli sforzi fatti per cercare di accettare ciascuna delle tre immagini del bambino, ha già creato in loro un certo stato di tensione, attivando nel loro organismo quegli stimoli ben noti, come produzione di adrenalina, aumento della pressione sanguigna, maggiore ossigenazione del cervello, che ne favoriscono il mantenimento per tempi prolungati. Nascono anche le prime domande sul come si vuole partorire, se si vuole fare o meno ricorso all'uso di medicinali durante il parto.
Durante la gravidanza il padre tende a stare un passo indietro, ma la sua presenza anche durante le visite è importante. Ogni genitore deve ritagliarsi il suo spazio e dare la giusta importanza al ruolo dell'altro.
Se durante le prime visite e i primi incontri col pediatra il padre tende a stare un passo indietro, è proprio durante il travaglio che può essere di grande aiuto alla moglie. Il suo compito è quello di incoraggiarla a mettere in pratica le tecniche di controllo del dolore e sostenendola nella decisione di ritardare l'uso dei farmaci. Secondo ricerche ben documentate, la presenza di persone che sostengono attivamente la donna durante il travaglio può abbreviare la durata delle doglie e aiutare in travaglio a ritardare o evitare il ricorso ai farmaci.
Dopo la nascita il nuovo nucleo famigliare si deve riorganizzare e modificare le sue abitudini. Diventano importanti i ruoli di entrambi i genitori e di chi gli sta vicino (nonni/zii/amici), è importante sostenerli, evitare consigli non richiesti (“Il bambino sta di nuovo piangendo! Sei sicura di avere abbastanza latte?”) che possano urtare la loro sensibilità. Anche i genitori stessi dovranno sostenersi a vicenda, la mamma dovrà coinvolgere il papà nel quotidiano del bambino (cambio pannolino, nanna, ecc.), lasciandolo provare senza intervenire se non lo sta facendo come lo fa lei; il padre come già vulnerabile apprendista potrebbe interpretare i suggerimenti come critiche, a provare disagio e a sentirsi inadeguato. E' invece fondamentale che il padre abbia il suo posto nella crescita del bambino.

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"Una donna ha il viso più luminoso e sorride sempre. Come se il bambino le facesse il solletico nel ventre."

(Fabrizio Caramagna)